Gianpietro Cavenaghi
Nasco a Lecco il 28 giugno del '74. Non sono figlio d'arte, ma l'arte — il disegno prima, la pittura poi — è stata fin dall'infanzia la mia forma naturale di espressione, il prolungamento naturale di me stesso.
Questa inclinazione trova una prima strada negli studi artistici all'Istituto d'Arte di Cantù, dove comincio ad avvicinarmi e ad appassionarmi al "disegno dal vero". Tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000 approdo poi in numerosi collettivi artistici, tra cui, da segnalare, "La Bottega dell'Arte" di Missaglia (LC) e il "GAFM", collettivo milanese della zona Forlanini.
È con la Bottega dell'Arte che partecipo alle prime collettive del gruppo e a diverse estemporanee — le gare di pittura en plein air — che mi danno, tra l'altro, la possibilità di esporre in alcune rassegne internazionali, tra cui quelle di Parigi e della Roche-Posay.
È a Milano, però, e grazie al GAFM, che arrivano i primi veri riconoscimenti e le prime collettive in mostre e location importanti: da Palazzo Marino, sede del Comune — dove ricevo il secondo premio nell'ambito della rassegna "Se il Verga tornasse a Milano" nel 2009 — al Conservatorio, fino a Palazzo Cusani (presidio militare in zona Brera) e all'Arengario.
Da anni, parallelamente alle esposizioni con i collettivi di cui sono stato membro, porto avanti le mie mostre personali. In questo percorso, una ricerca fervida e irrequieta mi ha portato a indagare i mezzi e le tecniche pittoriche più diverse: dopo anni in cui la spatola è stata lo strumento più affine alla mia indole, sono approdato all'utilizzo di materiali come cartone, iuta, plastica e cemento, assemblati come supporto sulla tela prima ancora di dipingervi sopra. Materiali che mi permettono di concepire una pittura senza fronzoli, "di getto" — quello che considero il mio vero e proprio manifesto artistico.
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